“Come è nata l’idea di scrivere “Il cane di Falcone”? Cosa l’ha ispirata davvero? Perché ha scelto proprio un cane come protagonista per parlare di un tema così importante come la mafia? Se potesse far parlare oggi il cane di Falcone, cosa direbbe ai ragazzi del 2025?”
Proliferano incalzanti le domande che gli alunni delle classi 2ª e 3ª B della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’I.C.S. “Gesualdo Bufalino” hanno avuto la possibilità di porre, essendo collegati in videoconferenza, allo scrittore Dario Levantino, autore del libro “Il cane di Falcone”. L’incontro, organizzato il 3 giugno, è stato un momento emozionante e ricco di grande curiosità. Per l’autore raccontare la mafia attraverso gli occhi (e la voce!) di un cane permette ai ragazzi di avvicinarsi a un argomento difficile in modo più accessibile e coinvolgente. Il cane, fedele e coraggioso, diventa così un simbolo di giustizia e memoria, capace di parlare ai cuori dei più giovani. Dare la parola a un cane permette di usare un linguaggio semplice, ma non per questo meno profondo. È un modo per far riflettere, emozionare e soprattutto incidere un ricordo nella memoria.
Quella di congiungere la lettura alla riflessione sulla legalità, il coraggio e la memoria di chi ha combattuto per un’Italia migliore è stata una scelta voluta, che ha determinato l’attenzione e l’interesse degli alunni coinvolti.
Ringraziando lo scrittore Dario Levantino per la disponibilità e la passione con cui ha condiviso con i nostri ragazzi il suo messaggio, non possiamo che concludere con le frasi emblematiche che gli appartengono: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, l’importante è saper convivere con la propria paura e non farsene condizionare. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”.
Referente alla Comunicazione
Ins. Elisabetta Pizzimento
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